Le voci erano soffi, i fari lumi, negli spalti, sulle scale,
con il suono del silenzio si attendeva tutti assieme il gran finale.
Poi il rullare con tamburi, luci a sfera nell’oscuro e in un istante,
ritto stava il trapezista, lontano, nel suo mondo, fra le tende.
Muscoli d’acciaio, mani salde e ferme,
negli occhi la stessa freddezza di sempre,
veloci erano i passi, leggero il portamento,
per niente e per nulla diverso dal vento.
Spettacolo dell’anno, quella sera c’era un pubblico impaziente,
prima volta per un circo, non più reti, solo il vuoto, solo il niente.
Beh, poco di diverso o tutto uguale per il piccolo gitano,
Barone Rampante, Soldato, Uomo Ragno, Re tzigano.
Con le scarpe d’oro, vesti d’argento,
gli abiti vecchi segnati dal tempo,
il viso rifletteva i tanti bagliori,
bello sembrava di mille colori.
Sensazioni, immagini, ricordi di tanto tempo fa,
quando in un tendone c’era il sogno, c’era il mondo e poi chissà.
E come sempre un grande salto e d’incanto
come un uccello volteggiava là,
da giù l’orchestra improvvisava un fandango,
ci si chiedeva se non era realtà.
E come sempre un grande salto e d’incanto
sfiorava il telo a strisce bianche e blu,
il trapezista andava sempre più in alto,
sembrava stare oltre le stelle e più in su.
Un passo, dopo un altro, braccia larghe, corda tesa, via il respiro,
ballerino raffinato, sopra un filo con la folla già in delirio.
Un passo, uno di nuovo, ancora uno, toccava l’altra parte,
balzo dalla rampa, poi su un’asta retto solo dalle gambe.
E come d’incanto l’uomo dondolava
ma giù, da basso, qualcuno gridava:
forse per il caso o forse per errore,
la corda non resse alla forte tensione.
Inutile cercare la salvezza, un altro appiglio con le dita,
il fato era segnato, ne miracoli, ne santi o vie d’uscita.
la banda musicale si arrestava, fuori tempo, lì, in quel mentre,
tutto si fermava, si copriva, si chiudevano le tende.
Un attimo, un istante, veloce è la caduta
ma guarda l’avversa signora sfortuna:
per la prima volta niente reti in basso,
solo il fantasma, il ricordo di un pazzo.
Negli libri, nei diari, negli annali ne tracce e più memoria,
del Re Tzigano o Uomo Ragno nessun posto nella storia.
E come sempre un grande salto e d’incanto
come un uccello volteggiava là,
da giù l’orchestra improvvisava un fandango,
ci si chiedeva se non era realtà.
E come sempre un grande salto e d’incanto
sfiorava il telo a strisce bianche e blu,
il trapezista andava sempre più in alto,
sembrava perdersi nel cielo e più in su.
martedì 17 maggio 2011
lunedì 16 maggio 2011
Capitan Corto
Ottimo vino... mi ispira fantasia, viaggi e misteri.. Per questo stasera voglio parlare di un "bandito" un pò atipico. Uno di quelli usciti dalla magica matita di Hugo Pratt: capitan Corto Maltese. Marinaio gitano, giramondo solitario, gentiluomo di ventura il Corto è divenuto negli anni il mio archetipo di avventuriero romantico ed anche, per eccellenza, il mio disincantato personaggio, protagonista di infinite scorribande nei luoghi magici dell'avventura. Fu amore a prima vista tra me e il capitano, e me ne accorsi dopo che, per caso, lessi il suo primo numero (anche se già invecchiato di una decina di anni): "Una ballata dal mare salato". Per gli adolescenti abituati agli strampalati, divertentissimi fumetti umoristici di Coccibill o Lucky Luke, questa era una sorpresa ricca di novità. E all'inizio neanche tutte gradevoli. L'oceano che presenta la storia, la cartina geografica per precisare i luoghi dell'avventura: puzzava di didattica e non potevo non guardarla con sospetto! Poi il protagonista che si faceva vedere a fumetto già iniziato in una posizione poco eroica (polsi e caviglie legate) ed apostrofato come "grosso maiale". Era chiaro, non si trattava di un fumetto scritto per giovani lettori, quello. Divenne nettare per appagare la mia fantasia assetata di viaggi! E cominciai a divorarmene avidamente. Per me Corto oggi, nonostante è tempo che abbia abbandonato i calzoncini a bermuda, appare tale e quale come prima: grandissimo, bello, sicuro, romantico. Una sorta di dio terrestre o marino. O ancora un supereroe interiore che magicamente trasforma un insuccesso in una virtù, perchè questo - il suo, il nostro - è un mondo che comunque non meriterebbe le sue vittorie. Poi, è il protagonista dell'attesa, degli appuntamenti mancati, delle scommesse vinte e non riscosse, degli amori rimpianti, e un po mi ci vedo.
SIGNOR UTOPIA
Con Thomas More , latinizzato in Tommaso Moro ( 1480 - 1535 ) gli ideali umanistici si diffondono in Inghilterra con gli stessi caratteri che avevano avuto in Italia nel Quattrocento : gli studi letterari non devono mettere capo a un' oziosa erudizione , ma promuovere un fattivo impegno nella realtà civile . Questo impegno More lo testimoniò con la vita : cancelliere del regno , egli fu condannato a morte da Enrico VIII per essere rimasto fedele alla Chiesa cattolica , quando il re , per risposarsi , chiese al papa , senza ottenerlo , l' annullamento del precedente matrimonio . Carattere politico ha anche l' opera più nota di More , Utopia ( 1517 ) . In essa More delinea , sulla scia di quanto già aveva fatto Platone , il suo ideale politico , che immagina realizzato in un' isola chiamata appunto Utopia , cioè il " non luogo " ( dal greco " ou " , non , + " topos" , luogo ) o " luogo che non esiste " . Di qui l' uso del termine per indicare ogni progetto socio-politico che abbia un valore esclusivamente ideale , non trovando concreta realizzazione da nessuna parte del mondo . E' interessante notare la distinzione tra i due aggettivi , utopico e utopistico che derivano dal progetto politico di More ; "utopistico" è un qualcosa di negativo che si pretende realizzabile , ma che per fortuna non lo è : utopistico è il Comunismo russo ."Utopico" è un concetto tipicamente progressista che induce a vedere il mondo , che molti credono buono così come è , imperfetto e migliorabile: il progressista ha un atteggiamento sempre volto al cambiamento . Tornando a More , alla base della sua costituzione ideale egli pone il rifiuto della proprietà privata , come già aveva fatto Platone , che é principio di egoismo e di conflitto . Gli abitanti di Utopia , del resto , non lavorano a scopo di lucro , ma soltanto per provvedere ai beni necessari alla propria esistenza . In questo modo , dal momento che tutti esercitano un lavoro manuale ( pure le donne ) , le ore di attività possono essere ridotte a sei al giorno . Rimane così molto tempo per l' educazione : particolare attenzione viene riposta nello studio delle scienze naturali e della filosofia morale , mentre sono trascurate discipline astratte come la logica e la metafisica . Dal punto di vista politico - amministrativo i cittadini dell' isola sono divisi in 54 comunità cittadine , rette da funzionari eletti democraticamente : ma nei casi di decisioni gravi viene convocata l' assemblea dell' intera popolazione . Da notare che il carattere politico di Thomas More é in rapporto con la situazione storica che si veniva creando nell' Inghilterra del '500 : in seguito all' appropriazione delle terre da parte dell aristocrazia (con gli "enclosure acts") e alla sostituzione dei vasti pascoli alla cerealicultura , i signori traevano più lauti guadagni dall' industria della lana , mentre i contadini erano gettati nella miseria ; onde , come More osservava amaramente , " i montoni divorano gli uomini " ; nella città ideale di Utopia , invece, non c'é miseria nè disuguaglianza: il lavoro é obbligatorio per tutti e ognuno lavora per la comunità . La comunione dei beni libera ciascuno dal bisogno e dalla paura , assicura cioè a tutti la vera ricchezza . Le magistrature a Utopia sono elettive e ciascuno , dopo le sei ore di lavoro quotidiano , é libero di coltivare il proprio spirito . A Utopia non potrà mai accadere , come invece accade nelle altre città , che uomini ricchi , privi di cultura e di moralità , comandino su persone colte e virtuose , nè che vi si accendano e si esasperino le lotte e gli egoismi . Per quel che concerne la religione , si tratta di una religione naturale , a fondo monoteistico ; pur professando religioni diverse , gli abitanti di Utopia ( gli utopisti ) riconoscono nei vari dei un unico Dio ; ciascuno é libero di professare la sua religione e può anche fare opera di proselitismo , ma senza usare mezzi coercitivi : chi li usa é condannato all' esilio o alla servitù . Tuttavia nell' opera traspare un netto rifiuto dell' ateismo da parte di Tommaso Moro ; se é vero che ad Utopia vige la più totale libertà di culto religioso , é altrettanto vero che gli atei sono esclusi ; essi , infatti , sono , secondo Moro , i più intransigenti e intolleranti : vogliono a tutti i costi inculcare nelle menti altrui le proprie concezioni . Il legislatore di Utopia si é di proposito rifiutato di legiferare in materia religiosa e di imporre particolari riti o credenze perchè forse Dio stesso ama la varietà e la molteplicità dei culti . Questo motivo , che più che di tolleranza può essere considerato di vera libertà , deriva direttamente , nell' immagine e nell' espressione , da Cusano e da Ficino : é il motivo che sfronda le diverse ispirazioni religiose dei propri elementi differenziali e le risolve , in definitiva , in un' unica religione entro i limiti della ragione . Può sorprendere che ad affermarlo sia chi , come More , é animato da una particolare fede , quella cattolica , e per essa ha anche affrontato , con serenità , il martirio . Ma in realtà la riforma di More é realizzata nell' immaginario stato di Utopia , vale a dire fuori dallo spazio , nella pura ragione del pensiero , non é riforma propriamente volta ad operare in concreto in una concreta società .
PARABOLA DI UN SOGNO. Recensione di Joe Carobolo (giornalista)
L'ideale rivoluzionario e l'utopia…alla base del romanzo.
La chiave che userò per raccontarvi "la Parabola di un sogno" sarà ben distante dalla critica e dalla riflessione sulla storia in se…ho deciso di stimolare quanti di voi gradiranno, regalandovi qualche spunto sul suo autore…un essere talmente particolare…il cui studio mi occupa gran parte della vita…non vi è mai da annoiarsi dinanzi ad un "pazzo" del genere.
Mi piace raccontarvi di una sera di qualche anno fa…
Vale la pena precisare che io e l'autore della Parabola siamo cm il diavolo e l'acqua santa…con ideali talmente opposti, stranezze talmente contrastanti da aver parecchio da dire…o meglio da ridire….oppure contraddire…ogni volta….talmente differenti dicevo…da far spaventosamente pensare che in realtà siamo la stessa identica, medesima persona di sesso diverso!
Comunque…discorrere sugli ideali…è sempre stato motivo di lite funesta!
C'è chi si incontra al bar…di sera…e chiacchiera di fesserie…si svaga…si rilassa…e c'è chi invece incontra Wood al bar…e torna a casa più sconvolto di prima…dopo cinque ore di confusissimi discorsi che vanno dalla nascita del pensiero liberale…passano per la guerra di Spagna…senza continuità tra una doppio malto e quattro grappe…atterrano su una piadina alle quattro del mattino…e si concludono tra un pezzo del "Boss" e una citazione di Wilde…una mezza lite sul termine "rivoluzione"…l'inesistenza di Dio…la superstizione…la distanza tra terra e cielo…conflitto Berlusconi –italia….fascismo sociale…BOOOOOM!
Dio Santo…se davvero mi metto a riflettere sulle tantissime cose che vengono fuori da una serata con Wood…mi si torce il cervello!!! Poi da opposti quale vi dicevo…la polemica raggiunge toni grotteschi…ahahahaha mi piace!
Comunque… quella sera in particolare ci soffermammo su un tema caro al Wood…tanto che ne trasse ispirazione evidente per la sua fantastica opera…L'UTOPIA!
Era la sera di natale..nn lo dimenticherò mai…gli regalai una copia, neppure delle migliori…na ciofeca, dell'utopia di Moro….lo resi l'uomo più felice della terra!
Di questo giovane dovete assolutamente sapere che si entusiasma a volte per cose piccole…a volte per cose davvero troppo piccole…( lo dico con affetto è ovvio) per questo motivo il suo modo di raccontare…di scrivere…è semplice…e questa semplicità…l'assenza di ricercatezza a tutti i costi…sta alla base della purezza e della bellezza della Parabola.
E' un bambinone il mio Wood…uno pieno di dubbi…a cui piace porsi una marea di domande!
C'è un capitolo della sua opera…in cui esprime chiaramente i suoi ideali…e lo fa parlando con una donna che chiama Federica…o meglio….Fede…io ho letto in questo parlare con Fede della sua fede…dei suoi principi…un non so che di dolcemente poetico…e di impatto…
La fede per le idee non è roba da poco…non è cosa da tutti! Non è detto che sia più nobile chi va in chiesa e poi impreca…no amici miei…
Wood ha certo piu' fede di tanti cattolici che conosco…Wood crede nelle sue idee…
E le idee…muovono la parabola di un sogno….la animano…è un libro che sembra parlare…per quanto forte è il peso delle idee…sembra muoversi…come ho detto a Gianluca…" il tuo libro mi fa compagnia…leggendo mi sembra di chiacchierare realmente cn altri…e nn mi sento mai lettore passivo…le parole…sembrano rispondere alle mie domande e ai miei dubbi"
IL MIRACOLO CONTINUO DELLA FORZA DELLE IDEE…CHE RUMOROSAMENTE IVADONO L'ANIMA….
L'utopia…domina il cuore di Wood! Il suo Tommy…rincorre un sogno…l'intreccio parabolico….lo spinge oltre quel sogno….
Chi è…vi chiederete a non essere affascinato dalla Utopia?
Dal mito dell'età dell'oro…Platone…Aristofane…Aristotele…Diogene…Zenone…il Cristianesimo e le sette ereticali…più banalmente il pensiero popolare…i Fratelli moravi….Gioacchino da Fiore….Munzer….e poi l'utopia dell'età moderna…Moro…Bacone…Campanella…Cyrano de Bebergerac….Fenelon….Voltaire….Swift….
Utopia…ucronia…distopia…
Con lo sviluppo industriale….dal mito della bellezza e della gioia…l'utopia in tal senso, l'ideale utopico diventa ideale rivoluzionario…vero e proprio…ribalta…lotta…RIVOLUZIONE!
E Wood attua la sua rivoluzione nella parabola di un sogno…che è la parabola di una vita…una rivoluzione interiore…sconvolgente…una rivoluzione del cuore….tormentata…una rivoluzione a ritmo di musica…che si conclude in una nuova ultima esaltante rivoluzione dell'esistenza!
Ah!!!
Il finale del libro… non è in realtà la fine…apre la strada ad una arditissima riflessione, costringe al pensiero, impone il silenzio ed il raccoglimento…
…che la Parabola di un sogno…riesca a coinvolgere il lettore e ad indirizzarlo verso una personalissima rivoluzione interiore?
Beh…è un augurio che vi faccio di cuore…
La rivoluzione…inizia sempre dal basso……ma soprattutto inizia sempre da dentro.
LASCIATEVI STIMOLARE!
La storia di uno comune…di uno sfigato tra tanti…è la storia di tutti noi…basta saperla leggere ad occhi aperti.
La chiave che userò per raccontarvi "la Parabola di un sogno" sarà ben distante dalla critica e dalla riflessione sulla storia in se…ho deciso di stimolare quanti di voi gradiranno, regalandovi qualche spunto sul suo autore…un essere talmente particolare…il cui studio mi occupa gran parte della vita…non vi è mai da annoiarsi dinanzi ad un "pazzo" del genere.
Mi piace raccontarvi di una sera di qualche anno fa…
Vale la pena precisare che io e l'autore della Parabola siamo cm il diavolo e l'acqua santa…con ideali talmente opposti, stranezze talmente contrastanti da aver parecchio da dire…o meglio da ridire….oppure contraddire…ogni volta….talmente differenti dicevo…da far spaventosamente pensare che in realtà siamo la stessa identica, medesima persona di sesso diverso!
Comunque…discorrere sugli ideali…è sempre stato motivo di lite funesta!
C'è chi si incontra al bar…di sera…e chiacchiera di fesserie…si svaga…si rilassa…e c'è chi invece incontra Wood al bar…e torna a casa più sconvolto di prima…dopo cinque ore di confusissimi discorsi che vanno dalla nascita del pensiero liberale…passano per la guerra di Spagna…senza continuità tra una doppio malto e quattro grappe…atterrano su una piadina alle quattro del mattino…e si concludono tra un pezzo del "Boss" e una citazione di Wilde…una mezza lite sul termine "rivoluzione"…l'inesistenza di Dio…la superstizione…la distanza tra terra e cielo…conflitto Berlusconi –italia….fascismo sociale…BOOOOOM!
Dio Santo…se davvero mi metto a riflettere sulle tantissime cose che vengono fuori da una serata con Wood…mi si torce il cervello!!! Poi da opposti quale vi dicevo…la polemica raggiunge toni grotteschi…ahahahaha mi piace!
Comunque… quella sera in particolare ci soffermammo su un tema caro al Wood…tanto che ne trasse ispirazione evidente per la sua fantastica opera…L'UTOPIA!
Era la sera di natale..nn lo dimenticherò mai…gli regalai una copia, neppure delle migliori…na ciofeca, dell'utopia di Moro….lo resi l'uomo più felice della terra!
Di questo giovane dovete assolutamente sapere che si entusiasma a volte per cose piccole…a volte per cose davvero troppo piccole…( lo dico con affetto è ovvio) per questo motivo il suo modo di raccontare…di scrivere…è semplice…e questa semplicità…l'assenza di ricercatezza a tutti i costi…sta alla base della purezza e della bellezza della Parabola.
E' un bambinone il mio Wood…uno pieno di dubbi…a cui piace porsi una marea di domande!
C'è un capitolo della sua opera…in cui esprime chiaramente i suoi ideali…e lo fa parlando con una donna che chiama Federica…o meglio….Fede…io ho letto in questo parlare con Fede della sua fede…dei suoi principi…un non so che di dolcemente poetico…e di impatto…
La fede per le idee non è roba da poco…non è cosa da tutti! Non è detto che sia più nobile chi va in chiesa e poi impreca…no amici miei…
Wood ha certo piu' fede di tanti cattolici che conosco…Wood crede nelle sue idee…
E le idee…muovono la parabola di un sogno….la animano…è un libro che sembra parlare…per quanto forte è il peso delle idee…sembra muoversi…come ho detto a Gianluca…" il tuo libro mi fa compagnia…leggendo mi sembra di chiacchierare realmente cn altri…e nn mi sento mai lettore passivo…le parole…sembrano rispondere alle mie domande e ai miei dubbi"
IL MIRACOLO CONTINUO DELLA FORZA DELLE IDEE…CHE RUMOROSAMENTE IVADONO L'ANIMA….
L'utopia…domina il cuore di Wood! Il suo Tommy…rincorre un sogno…l'intreccio parabolico….lo spinge oltre quel sogno….
Chi è…vi chiederete a non essere affascinato dalla Utopia?
Dal mito dell'età dell'oro…Platone…Aristofane…Aristotele…Diogene…Zenone…il Cristianesimo e le sette ereticali…più banalmente il pensiero popolare…i Fratelli moravi….Gioacchino da Fiore….Munzer….e poi l'utopia dell'età moderna…Moro…Bacone…Campanella…Cyrano de Bebergerac….Fenelon….Voltaire….Swift….
Utopia…ucronia…distopia…
Con lo sviluppo industriale….dal mito della bellezza e della gioia…l'utopia in tal senso, l'ideale utopico diventa ideale rivoluzionario…vero e proprio…ribalta…lotta…RIVOLUZIONE!
E Wood attua la sua rivoluzione nella parabola di un sogno…che è la parabola di una vita…una rivoluzione interiore…sconvolgente…una rivoluzione del cuore….tormentata…una rivoluzione a ritmo di musica…che si conclude in una nuova ultima esaltante rivoluzione dell'esistenza!
Ah!!!
Il finale del libro… non è in realtà la fine…apre la strada ad una arditissima riflessione, costringe al pensiero, impone il silenzio ed il raccoglimento…
…che la Parabola di un sogno…riesca a coinvolgere il lettore e ad indirizzarlo verso una personalissima rivoluzione interiore?
Beh…è un augurio che vi faccio di cuore…
La rivoluzione…inizia sempre dal basso……ma soprattutto inizia sempre da dentro.
LASCIATEVI STIMOLARE!
La storia di uno comune…di uno sfigato tra tanti…è la storia di tutti noi…basta saperla leggere ad occhi aperti.
domenica 15 maggio 2011
JOE LO STRIMPELLATORE
"E' stato il bandito senza tempo che ci ha dato il la e che ci ha accordati. C'è chi sulla strada hai incontrato Elvis, chi Bob Dylan, chi molto tempo prima, Giovanni Battista o San Paolo: a noi è toccato lui, Joe Strummer.(....) Lui ci ha indicato la strada dell'appartenenza, della fede: il rock n' roll". Queste parole, uscite dall' anima dei fratelli Severini, danno una chiara spiegazione di quello che Joe Strummer è stato per alcune frange di generazioni degli ultimi due decenni del secolo appena trascorso. Io, Joe, non l'ho vissuto come loro. Non ho potuto "assaporarlo" da qualche parterre di un qualsiasi palazzetto di provincia, non ho potuto alzare il pugno con lui al grido di "I fought the low", e non ho potuto nemmeno non dormire la notte con la speranza di incontrarlo, magari dopo una sua esibizione, in qualche centro sociale metropilitano: la sua improvvisa scomparsa e la mia non longevità di vita sono state distanze troppo incolmabili. Ma ho comunque potuto viverlo a mio modo, a modo di tutti quei giovani che trovano nel rocker di vecchio stampo il rocker per eccelenza, un vadevecum, un icona da emulare, senza peli sulla lingua o sulla maglietta. Forse Joe Strummer non mi ha dato le emozioni di un Dylan o di uno Springsteen, ma io lo considero comunque il rivoluzionario del Rock per eccellenza. E non mi riferisco soltanto alla genialitè di essersi importato la reggae music con tutta la Jamaica e i filistei dietro, di averla fatta sua dopo averla goliardicamente fusa con il rock, il punk e l'england blues, ma anche, e soprattutto, all'ostinatezza, al coraggio ed alla sfrontatezza di aver sempre navigato controcorrente, su acque spesso impregnate di perbenismo borghese, e con tutta la sua barca, quella dei Clash. Joe è forse l'ultimo idealista del rock n' roll, l'ultimo ribelle che spara con una chitarra ed è di sicuro l'unico che - dopo aver dato tutto con la sola, vera, rock band degli anni '80 - ha deciso di appendere la sua "arma" al muro senza dar possibilità a dollari, capitalisti o interessi vari di farla schiodare da quel posto. Qualche tempo fa Joe lo strimpellatore se ne è andato, ma due cose addolciscono questa amarezza, rendendola un pò meno aspra: la consapovelezza che ogni giorno, ogni momento, ogni istante qualche sognatore sarà sempre pronto a sparare note come fossero colpi dopo aver ascoltato per la prima volta "London calling" e quella che, proprio mentre scrivo queste righe, Joe stia certamente lucidando il suo fucile, pronto a far ballare ancora una volta, per l'ennesima volta, anche il diavolo. Ciao Joe
sabato 14 maggio 2011
PARABOLA DI UN SOGNO. Titoli recensioni stampa
Romanzo avvincente e ricco di colpi di scena (Il Messaggero)
Le contraddizioni della modernità nell'esordio di Wood (Il Tempo)
Sapore di utopia in un romanzo perfetto (Il Manifesto)
Un libro con il sapore del rock (La Provincia)
Il Pucci che guarda alla Beat Generation (Corriere della Sera)
Un romanzo, un autore da leggere attentamente. Ci piace! (La repubblica)
Le contraddizioni della modernità nell'esordio di Wood (Il Tempo)
Sapore di utopia in un romanzo perfetto (Il Manifesto)
Un libro con il sapore del rock (La Provincia)
Il Pucci che guarda alla Beat Generation (Corriere della Sera)
Un romanzo, un autore da leggere attentamente. Ci piace! (La repubblica)
PARABOLA DI UN SOGNO. Trama ed info acquisto
TRAMA
Tommy, il giovane protagonista, vive utopie e insegue ostinatamente i propri sogni. Dovrà ricredersi e vivere la dalusione quando scoprirà l'esistenza di un fratello gemello con il quale dovrà confrontarsi. La vicenda a questo punto si complica e assumerà il carattere di un thriller.
INFO ACQUISTO
Il libro, presentato alla fiere internazionali del libro di Torino e Francoforte , è reperibile in tutte le librerie d'Italia, ordinandolo, e nelle librerie fiduciarie della casa editrice Sovera Multimedia (http://www.soveraedizioni.it/)
Tommy, il giovane protagonista, vive utopie e insegue ostinatamente i propri sogni. Dovrà ricredersi e vivere la dalusione quando scoprirà l'esistenza di un fratello gemello con il quale dovrà confrontarsi. La vicenda a questo punto si complica e assumerà il carattere di un thriller.
INFO ACQUISTO
Il libro, presentato alla fiere internazionali del libro di Torino e Francoforte , è reperibile in tutte le librerie d'Italia, ordinandolo, e nelle librerie fiduciarie della casa editrice Sovera Multimedia (http://www.soveraedizioni.it/)
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